Danilo Cappelletti
L'Arte della pittura
Opere dal 1978 al 2012

"Gli spazi del silenzio"

Le immagini delle opere di Danilo Cappelletti porgono la costante attenzione verso i paesaggi, in cui compaiono scorci urbani di realtà contadine. Negli spazi urbani il punto di vista non è casuale, ma scelto: egli talvolta si allontana dalla distesa urbana, raccontando le vedute da luoghi molto più lontani, altre volte entra negli ambienti architettonici, nelle piazze e nei luoghi circondanti: si presenta un punto in cui ci si interroga, sull'essere cosmico.

L'acqua risveglia le architetture in riflessi talvolta tormentati, mentre l'architettura dei paesaggi rivela il ritmo severo e armonico delle opere pubbliche, marcando i confini tra gli spazi stessi. Le realtà contadine contemporanee ai luoghi comuni, rivelano l'allontanamento di presenze fisiche che vengono sostituite da spazi, architetture e oggetti presenti al tempo. Il tempo non cancella le tradizioni descritte da Danilo Cappelletti, ma le offusca in vani ricordi che si trasformano in nostalgici.

Lontano è il tempo delle immagini; talvolta vi sono ricordi di belle giornate trascorse coi familiari da cui vi dedica la descrizione di una giornata memorabile, nello specifico un carnevale oppure un matrimonio, ma al contempo anche la morte e lo studio di grandi artisti rinascimentali.

Il paesaggio è stato un tema preso in considerazione da molti artisti nella storia dell'arte mondiale. I mezzi e i metodi di affrontare questa sfera sono cambiati completamente nel corso del tempo ponendo l'attenzione su diversi aspetti del paesaggio stesso. Con il termine "paesaggio" si intende l'aspetto visivo di paese in quanto scelto a ritirarsi in pittura, oltre ad essere una realtà in cui l'uomo può abitare. Non escludiamo che la definizione comprende una grande estensione di territorio abitato o coltivato e ovviamente ogni paesaggio ha il proprio punto di vista. Il paesaggio è quindi uno spazio, ma essendo spazio stesso, non lo occupa.
Si tratta di uno spazio limitato che ha sopra di sé lo spazio illimitato, cioè il cielo, che non rappresenta però l'infinito. L'infinito determina sé stesso autolimitandosi per poi immedesimarsi al finito. Se il paesaggio è un luogo aperto limitato, che a sua volta ha un'estensione sopra di sé illimitata, si può considerare lo spazio urbano come paesaggio? In una via cittadina può esserci un paesaggio così come in quest'ultimo può esistere una via cittadina, ma le due cose sono distinte e diverse tra loro.

La città occupa lo spazio in quanto non naturale e costruito dall'uomo. Così negli studi e nelle opere di Danilo Cappelletti l'orizzonte viene emarginato dagli scorci urbani che risvegliano il paesaggio naturale, ponendo l'attenzione sui silenziosi luoghi del tempo.


Christine Carriè

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